La “telemedicina” non piace ai cittadini: il progetto pilota di continuità assistenziale turistica denominato “hub-spoke”, introdotto questa estate per la prima volta in tre paesi della Bergamasca fra cui Serina, ha ricevuto pochi consensi.
Per sopperire alla diffusa mancanza di medici di base sul territorio e dunque alla conseguente difficoltà nell'”arruolare” personale che si occupi della continuità assistenziale turistica nei paesi dove si registra – soprattutto nel periodo estivo – il maggior afflusso di persone, ATS Bergamo ha deciso di mettere a punto questo nuovo modello “hub-spoke”, composto da un centro “hub” (offerto la sede del medico, a distanza) e tre centri “spoke” (ovvero gli ambulatori fisici dei tre paesi coinvolti, dove si trovava un'equipe infermieristica in presenza).
Dal 2 al 22 agosto, quando cioè il servizio è stato erogato, sono stati 274 gli accessi totali con video-teleconsulto trasmessi dal personale infermieristico all'hub di riferimento e solo 5 di questi hanno richiesto un intervento medico. Il nuovo progetto non ha però raccolto pareri favorevoli, né dall'utenza né dagli Amministratori.
A Serina il sindaco Giorgio Maria Cavagna, intervistato da L'Eco di Bergamo, ha dichiarato: “Sono emersi i limiti di un servizio impostato velocemente per porre rimedio alla carenza dei medici e garantito per un periodo troppo spesso limitato. In montagna i servizi sono importanti e se questo è il futuro della medicina, sono molto preoccupato. Nel nostro territorio presto resteremo con un medico e mezzo per circa 6.000 persone, che in estate diventano 40 mila”.
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