Al termine di una intensa attività investigativa il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Bergamo ha disposto il fermo d’indiziato di delitto nei confronti di un cittadino italiano residente a Bergamo classe 2000, con precedenti penali, unitamente ad un complice, un giovane classe 2001, di origini polacche residente in provincia di Monza Brianza, ritenuti responsabili dell’omicidio di Luciano Muttoni.
Il primo fermato ha reso spontanee dichiarazioni ammettendo le proprie responsabilità e fornendo anche indicazioni utili al ritrovamento del proprio giubbotto macchiato di sangue, di alcuni documenti sottratti alla vittima e dell’arma del delitto, una pistola scacciacani con cui ha colpito più volte la vittima al capo, oltre ad averla percossa con pugni e calci alla testa, causandole gravi ferite a seguito delle quali la vittima è deceduta.
Il secondo è stato prelevato questa mattina in una comunità terapeutica in provincia di Monza Brianza dove svolgeva attività di aiuto educatore, ed ha reso spontanee dichiarazioni ai Carabinieri, concordanti con quelle fornite dal primo indagato. I presunti autori, dopo essersi allontanati dalla scena del crimine con l’autovettura della vittima, alla quale avevano anche sottratto il telefono, alcune carte di credito e pochi contanti, si erano disfatti di parte degli oggetti sopra descritti e dell’arma del delitto gettandoli nei campi e nei boschi tra i comuni di Valbrembo e Solza.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo, sono iniziate la mattina del 9 marzo, dopo il rinvenimento del cadavere, con la ricerca dell’autovettura della vittima, che i vicini di casa avevano riferito di non notare più, da alcuni giorni, parcheggiata vicino all’ingresso del complesso immobiliare.
Fortunatamente una pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Monza Brianza, nell’ambito di una consueta ed efficace attività di controllo del territorio, la notte precedente al rinvenimento del cadavere, aveva fermato l’autovettura della vittima a bordo della quale viaggiavano quattro individui sospetti, denunciandoli per la ricettazione del veicolo in uso del quale non erano in grado di giustificare il possesso, e sequestrando il mezzo.
La mattina del 9 marzo i concomitanti accertamenti, esperiti attraverso l’esame delle immagini estrapolate dai sistemi di video sorveglianza e le informazioni acquisite dai testimoni, permettevano di accertare che il presunto autore del delitto era proprio il conducente del veicolo sequestrato dai Carabinieri di Monza la notte precedente. Raggiunto a Monza dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo per essere sentito quale persona informata sui fatti presso gli uffici di quel Comando Provinciale, il giovane rendeva spontanee dichiarazioni alla polizia giudiziaria, confessando l’omicidio, riferendo di aver agito a scopo di rapina e di aver colpito a morte la vittima a seguito del suo tentativo di reazione.
Sulla base degli elementi acquisiti le indagini venivano orientate alla identificazione ed alla localizzazione del complice. Nel corso della notte tra sabato e domenica sono state sentite diverse persone informate sui fatti presso la Stazione Carabinieri di Villa d’Almè. Dalle loro dichiarazioni nella mattinata odierna è stato possibile giungere alla individuazione del secondo indagato. Gli elementi indiziari raccolti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno riscontrato le spontanee dichiarazioni rese dai presunti autori del delitto.
Nel pomeriggio odierno il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Bergamo ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di entrambi i sospettati, che sono stati associati presso la Casa Circondariale di Bergamo in attesa dell’udienza di convalida del Giudice per le Indagini Preliminari. Le indagini proseguono allo scopo di accertare eventuali ulteriori responsabilità a carico di altre persone che potrebbero aver concorso o favorito la commissione del reato. Tanto si comunica per la rilevanza pubblica dell’informazione, segnalando che il fascicolo versa nella fase delle indagini preliminari e che nei confronti degli indagati sussiste la presunzione di non colpevolezza sino all’eventuale condanna definitiva.